Tornano i Globetrotters “Il vero show è aiutare”

Milano, 27 marzo 2012 – È arrivato in città per promuovere il tour italiano degli Harlem Globetrotters, in scena al Forum il 24 aprile. È “Blenda” Rodriguez, uno dei giocolieri più talentuosi degli artisti del basket che da ormai 80 anni fanno divertire grandi e piccini.
La sua avventura con gli Harlem parte nel 2008, quasi per caso: «Fin da bambino mi piaceva fare le magie con il pallone – dice il giocatore americano – così quando un mio amico è stato preso nella squadra e ho saputo che cercavano qualcuno a New York sono subito andato a fare un provino. Il titolo miglior ball-handler (palleggiatore, ndr) americano vinto nel 2007 ha aiutato e così ho esaudito un mio sogno».
Cosa significa essere un Globetrotters?
«Intanto fare parte di una squadra leggendaria e che usa il basket per fare del bene alla comunità. La parte legata al campo di gioco è solo il 10% di quello che facciamo, le cose ancor più importanti sono fuori dal campo dove ci adoperiamo per iniziative sociali. Non basta essere un buon giocatore per essere un Globetrotter servono anche qualità umane e ogni sorriso in più donato a chi ne ha bisogno per me è una grande soddisfazione».
Come vive il rapporto con i fan?
«Anche qui è da dividere la parte del gioco sul campo da quella fuori. In campo ovviamente coinvolgiamo il pubblico nel nostro spettacolo, vogliamo farlo divertire. Fuori invece capita che ci troviamo in situazioni difficili con persone molto meno fortunate di noi e allora cerchi di dare ancora di più»
Girate il mondo costantemente, come dividete la vostra attività?
«Circa il 50% dei tour è negli Stati Uniti e il rimanente nel resto del mondo. È molto bello perché ci porta a scoprire sempre posti nuovi».
Quante volte è già venuto in Italia e cosa le è piaciuto di più?
«Ormai è il terzo Italian Tour e il vostro Paese è davvero molto bello. Mi ha impressionato il Colosseo di Roma, è davvero imponente».
E come definirebbe il rapporto con i compagni di squadra?
«È come una seconda famiglia, passiamo tanto tempo insieme, forse anche più che con la mia vera famiglia. Ma questo è importante anche per aumentare la chimica di squadra che tante volte poi fa la differenza anche nello spettacolo in campo».

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